Tra il fascino senza tempo della grande tradizione milanese e la spinta propulsiva verso l’alta cucina, il confine è spesso questione di coraggio. Lo sa bene Samuele Serra, anima e fondatore di Milano Restaurant Group, che a soli dodici mesi dal debutto de L’Alchimia si ritrova a festeggiare il traguardo più ambito nel mondo della gastronomia: la prima Stella Michelin.
Un riconoscimento che premia la visione di un locale capace di unire l’eccellenza e la freschezza delle materie prime a una cucina dinamica, comprensibile e mai presuntuosa. Sulla carta, i grandi classici come la cotoletta e il risotto dialogano in modo inatteso con le origini romane dello Chef Davide Puleio, dando vita a un viaggio sensoriale lungo l’asse Milano-Roma.
Nata esattamente un secolo fa dalla celebre azienda di pneumatici francese per guidare i viaggiatori alla scoperta delle migliori soste, la Stella Michelin continua ancora oggi a fare la storia. Va a chi sa distinguersi per maestria, tecnica, personalità nel piatto ed eccellenza nell’accoglienza. E la storia di Samuele Serra ha esattamente il sapore delle grandi imprese nate dalla passione.
Dalla notizia di ieri a oggi, come si sta lassù?
Ancora increduli. E incredibilmente felici. È una gioia immensa.
Dietro questa stella ci sono anni di lavoro. Da dove parte la storia di Milano Restaurant Group?
Parte trent’anni fa da una radice forte: l’Osteria delle Corti in via Fauchè, il ristorante di mia madre. Il suo motto era “oggi la cucina di ieri”, un omaggio puro alla milanesità. Poi, nel 2008, è arrivata la svolta con l’acquisto de Il Cestino in zona Brera. Lì è iniziata l’espansione vera e propria. In dieci anni abbiamo aperto otto locali nel cuore di Milano.
Otto locali e un successo costante. Qual è l’elemento chiave?
Le persone. Lo staff per noi è una vera famiglia. Abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di incontrare professionisti straordinari. Molti ragazzi hanno iniziato dal basso, come camerieri o cuochi, per poi crescere fino a diventare responsabili e pilastri fondamentali dell’azienda.
Cosa cerca davvero chi si siede al tavolo oggi?
Vuole sentirsi accolto. L’obiettivo non è solo servire un buon piatto, ma ascoltare ogni richiesta, coccolare l’ospite e farlo sentire parte del nostro mondo.
I vostri ristoranti storici puntano sulla tradizione classica. Perché scommettere su un progetto completamente diverso come L’Alchimia?
Perché amiamo le sfide. L’Alchimia richiedeva un’attenzione diversa, ritmi differenti, un impegno più alto. E poi c’era la sintonia con Alberto Tasinato, un vero visionario che ha curato questo progetto nei minimi dettagli fin dal primo giorno. Senza di lui non sarebbe stato lo stesso.
Guardando avanti, cosa c’è nell’orizzonte del Gruppo?
Ci sono nuove sfide. Progetti che sveleremo molto presto.
Tre qualità indispensabili per fare impresa oggi nel mondo del food?
Determinazione, costanza. E la capacità di rialzarsi in fretta quando le cose non vanno come previsto.